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“L’arte è un gioco fra tutti gli uomini di tutte le epoche” M. Duchamp
The Format - Contemporary Culture Gallery è lieta di presentare il primo solo show di Mustafa Sabbagh
Mustafa Sabbagh , presenta per la prima volta a Milano una sua personale , con opere di grande formato e medio formato ovale, di cui alcune inedite, appositamente prodotte per il suo solo show ed un video.
Mustafa , attraverso un sapiente uso della ritrattistica e dei paesaggi, mette in scena un etica creativa delle relazioni amorose.
Si è tentati di qualificare il suo lavoro come autobiografico , date le numerose allusioni dell’artista alla propria vita , ma questa idea appare incompleta. Nelle sue immagini, non racconta la storia di un individuo, ma quelle di una coppia, di una coabitazione amorosa. L’incontro e l’unione (tutti i dittici); la conoscenza dell’altro (i ritratti); la vita in comune (le nature morte); la separazione, l’assenza, l’abbandono, che include tutte le immagini dei paesaggi. Nella sua globalità, le immagini di Mustafa Sabbagh, si articolano proprio intorno a un progetto autobiografico, ma è una autobiografia condivisa, che stimola in chi le osserva, una relazione intima. Attraverso l’uso , quasi costante nei suoi ritratti, di costumi di ogni epoca (tale pratica è frutto di una laison, professionale ed intellettuale, con la creatività di Simone Valsecchi ) , gli stessi vengono risemantizzati . I costumi divengono feconde occasioni visive, per intraprendere avventure linguistiche. Propone diverse ipotesi di ri-sacralizzazione. Elabora un estetica del post Sublime: il suo è un sublime tormentato,ansioso ed affascinante. Acquisisce bustini seicenteschi, pezzi di scarpe, guanti di lattice, gorgiere ed accessori di tutti i generi, per far nascere sintassi inattese. Recupera materie povere, per evocare angosce. Utilizza scarti per ironizzare sulla civiltà dei consumi. Tratta “i costumi e gli abiti” come un epidermide da aggredire e sceneggiare. Nelle sue immagini si accumulano detriti: li enfatizza, li mimetizza, li contamina. Nei mondi che costruisce , gli oggetti sono parte integrante del linguaggio, e l’uno e l’altro sono considerati vettori di relazioni con l’Altro. Certo , questo riciclaggio, costituisce anche una scelta estetica: dimostra che le strutture artistiche non si limitano mai a un gioco di significazioni; ma l’essenziale resta quest’orizzonte di fusione , al quale mira Sabbagh, questa esigenza di armonia e coabitazione che abbraccia anche il suo rapporto con la storia dell’arte. Nell’osservare le immagini dei landscape, dei notturni, delle spiagge, delle foreste, dei cieli e delle nebbie, ed anche dei suoi nudi, ci troviamo di fronte ad espressioni pure dell’assenza dell’Altro, ma anche a momenti di pura astrazione fisica e mentale, perché Mustafa si concentra su emozioni inconsce. Si potrebbe obbiettare che l’artista gioca in questo caso su emozioni facili ; che nulla è più comune, ma quel che importa è ciò che si fa di questo tipo di emozioni ; verso cosa le dirige , come l’artista le organizza fra loro e con quali intenzioni. Quando ci si trova difronte alle immagini di Mustafa, la contemporaneità si appalesa in tutta la sua fragilità e violenza, con nostalgie, lacerazioni, e drammi, ma anche di fronte al desiderio dell’abbandono, del silenzio e della crescita interiore.
“L’immagine occidentale, naturalmente, è quel tableau, quella raffigurazione e composizione, bella in sé, che deriva dall’istituzionalizzazione della prospettiva e della raffigurazione drammatica alle origini dell’arte occidentale moderna, con Raffaello, Durer, Bellini e gli altri ben noti maestri. E’ conosciuta come combinazione di dono divino, grande abilità, profondità d’emozioni e ingegnosa pianificazione; gioca con la nozione di spontaneità, di inaspettato. Il creatore di immagini magistrale pianifica ogni cosa in anticipo, ma è sicuro che , a dispetto di tutta la preparazione, il risultato sarà qualcosa di fresco, mobile, leggero e affascinante.” Jeff Wall
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