"Somewhere over the rainbow"
John e India Evans
Curated By Elisabetta Giovagnoni
arteealtro Via del Governo Vecchio 86 Rome ITALYt. +39 389 6661910 Email:
23 settembre - 17 ottobre 2014
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La prossima mostra del mio format “Affittasi/Vendesi” sarà una doppia personale di due artisti newyorkesi: John e India Evans (padre e figlia). India Evans (nata a New York nel 1978, dove vive e lavora) lavorava con me ai tempi della mia galleria 9 via della vetrina contemporanea, mentre le opere di John Evans (1932-2012), saranno presentate in Italia per la prima volta. Oltre ad esser padre e figlia, John e India Evans erano entrambi accomunati dalla stessa passione per la tecnica del collage. Nel caso di John, tecnica prediletta per tutta la vita al punto da esser stato definito da Art in America “uno dei pilastri del collage americano”, usata per creare un ampissimo e straordinario corpus di opere di sapore pop e pregne della cultura beat newyorkese in cui visse. Dal 1963, anno in cui si trasferì a New York dopo essersi laureato all’Art Institute di Chicago, John Evans (che era nato a Sioux Falls, ma cresciuto a Los Angeles) decise di concentrarsi prevalentemente su lavori di piccole dimensioni e di produrre in maniera metodica. Cominciò così a creare un collage al giorno utilizzando scarti cartacei recuperati in giro per la città (dai biglietti della metro, ai ritagli di giornali, alle etichette dei vini…) che a fine mese metteva dentro un raccoglitore fungente da diario. Questi diari mensili si sono accumulatati per un arco di tempo lungo quarant’anni documentando le innumerevoli fasi sociali degli Stati Uniti ma anche del mondo. Allo scadere del 2000, essendosi chiuso un millennio, smise di realizzare metodicamente un collage al giorno e fino al 2007 realizzò la serie delle “Bottles” – bottiglie in vetro di varie dimensioni riempite con oggetti vari recuperati per strada. Dal 2007 all’anno della sua morte, avvenuta nel 2012, riprese a far collages, non più in maniera metodica e quotidiana e di dimensioni varie, e riprese anche a lavorare su tele di grandi dimensioni. Pur avendo ereditato senz’ombra di dubbio dal padre la sua passione per il collage, India Evans (diplomata in Belle Arti all’American University di Washington DC) ha elaborato un proprio ben specifico linguaggio artistico che niente ha a che vedere con quello del genitore. Riciclando e sovrapponendo vari oggetti temporaneamente dimenticati, senza valore apparente, che lei vede come una sorta di ‘vocabolario di sentimenti’(ogni oggetto porta inevitabilmente con sé una sensazione, un passato, dei ricordi) India Evans punta a trasformarli per darli così un nuovo significato ed inserirli in una nuova sfera di reminiscenza. Il processo di riutilizzo avviene in modo puramente istintivo, intimo e viscerale, come se venisse filtrato a livello subconscio. Estremamente raffinata, altamente femminile, con fare a tratti surrealista e di sapore anni ’30, la sua arte esplora intuitivamente i vari passaggi della coscienza femminile, esaminandone il corpo, i ruoli sociali, la sua relazione con entrambi i sessi, il suo legame indissolubile con la natura e con la sessualità in generale. Nei lavori di entrambi gli artisti ricorrono spesso elementi autobiografici. Nel caso di India, di un elemento autobiografico ben preciso: il suo doppio nella vita, Honor, sua sorella gemella, che compare, non a caso, come una costante ed in modo ricorrente, in tutti quei lavori incentrati su due figure femminili. Con la morte del padre la presenza di elementi autobiografici nei suoi lavori è andata accentuandosi in modo ancora più netto al punto di permettermi di strutturare la mostra come un vero e proprio percorso di elaborazione del lutto. Conscia del rapporto speciale che li legava immagino la mostra come un mezzo affinché il loro dialogo possa riprendere. Come uno strumento ideale per poter riattivare la loro comunicazione, in altro modo e ben oltre la morte, oltre i confini dello spazio e del tempo. Affinché il fortissimo legame affettivo che li legava possa continuare a vivere e ad esistere, la mostra intende tessere attraverso i lavori esposti la trame di questo dialogo immaginario che continua ancor oggi tra i due. Da qui, la scelta del titolo della nota canzone di Harold Arlen cantata da Judy Garland nel Mago di Oz “Somewhere over the rainbow” che mi è “arrivato”, come un “illuminazione”, durante una nostra conversazione telefonica notturna, per poi scoprire che era sempre stata la canzone preferita di John, che amava cantare al nipotino appena nato poco prima di morire. Questa insolita mostra sarà una bella occasione per vedere la produzione recente di India Evans e per scoprire i lavori del padre, John Evans, protagonista di grande rilievo nella storia del collage americano, mai esposto prima nel nostro paese.

per la giornata del contemporaneo sabato 11.10 15.00-20.00 con aperitivo

