"NON LUOGHI"
RICCARDO LUCHINI
Antonio Grulli curator
Archivio Galleria Lazzaro by CorsiVia Cenisio, 50, 20154 MilanoTelefono/fax : 02 36521958 e-mail: |
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31 marzo > 23 Aprile, 2016
![]() Scalo, olio su tela, cm 50x150 |
(...) Tutto è costruito secondo un andamento oscillatorio che simultaneamente va dal centro alla periferia e viceversa.
Sono segni appunto che, nell’incrocio, nella incidenza, nella accidentalità, nel loro nascere causale o nella casualità delle probabili
relazioni, vengono restituiti come una possibile Forma (aree urbane, palazzi, stazioni ferroviarie, scali...).
L’esito finale è dunque il configurarsi di una forma riconoscibile, ma pur sempre estranea ai codici di lettura di un vedutismo naturalistico. Essa è il risultato di un fare pittorico che è trascrizione di un segno sempre ambiguo perché sempre polivalente; risultato questo possibile solo a condizione che il segno sia colore; un fare in cui l’ideare è sempre ideare facendo e che esclude la distinzione fra opera grafica e restituzione pittorica.
Dopo queste considerazioni non si può certo pensare a Luchini come ad un “paesaggista”; le sue periferie non hanno nulla in comune neppure con quelle di Sironi certo solitarie, ma costruite con evidente piglio architettonico. Per di più le sue aree, i suoi spazi, i suoi luoghi sono sempre connotati come “non-luoghi” e forse per questo motivo sono dei vissuti che l’Autore può rappresentare senza averli necessariamente davanti allo sguardo.
Se è vero poi che la città non è più quella di Pissarro, che il vivere urbano non può rivitalizzarsi nel dialettico rapporto fra città e campagna e se è vero che la nostra anima può diventare “grigia” come lo sono le periferie dominanti, allora questi sono i paesaggi che occorre avere il coraggio di dipingere. (...)
L’esito finale è dunque il configurarsi di una forma riconoscibile, ma pur sempre estranea ai codici di lettura di un vedutismo naturalistico. Essa è il risultato di un fare pittorico che è trascrizione di un segno sempre ambiguo perché sempre polivalente; risultato questo possibile solo a condizione che il segno sia colore; un fare in cui l’ideare è sempre ideare facendo e che esclude la distinzione fra opera grafica e restituzione pittorica.
Dopo queste considerazioni non si può certo pensare a Luchini come ad un “paesaggista”; le sue periferie non hanno nulla in comune neppure con quelle di Sironi certo solitarie, ma costruite con evidente piglio architettonico. Per di più le sue aree, i suoi spazi, i suoi luoghi sono sempre connotati come “non-luoghi” e forse per questo motivo sono dei vissuti che l’Autore può rappresentare senza averli necessariamente davanti allo sguardo.
Se è vero poi che la città non è più quella di Pissarro, che il vivere urbano non può rivitalizzarsi nel dialettico rapporto fra città e campagna e se è vero che la nostra anima può diventare “grigia” come lo sono le periferie dominanti, allora questi sono i paesaggi che occorre avere il coraggio di dipingere. (...)
![]() Scalo 70x100 |
![]() Spiaggia d’inverno 70x70 |
![]() Cantiere di periferia |
Vernissage della mostra :
giovedì 31 marzo 2016, ore 18
mpefm
ITALY art press release










